Fahrenheit 9/11
(ovvero, è la terza volta che questo spazio tra parentesi si rivela inutile, dato che hanno mantenuto il titolo originale)

Anno: 2004
Regia: Un ciccione di nome Michael Moore
Cast: Sempre lui (il ciccione), un idiota di nome George W. Bush, un signore coi baffi e uno col turbante e la barba lunga.


La triade questa volta si è recata al cinema per un documentario. Già, un documentario. Chi l'avrebbe mai detto che gente del nostro livello avrebbe passato una serata più impegnativa del solito, invece di restare a casa per guardare ad esempio un classico mafia movie in dvd. Attirati dall'offerta in occasione del compleanno del Med Maxicinema (3 euro = film, popcorn, bibita e portachiavi...quest'ultimo se lo potevano risparmiare...cosa ce ne facciamo di un portachiavi della Ferrarelle?), dunque, ci siamo fiondati in sala dove proiettavano il discusso documentario di Moore, vincitore della palma d'oro al festival di Cannes di quest'anno.

Fin dai primi minuti della pellicola si nota l'ironia feroce di Moore (un po' come la mia...come sono modesto!) che in seguito tende a sfociare in alcune parodie degne da Oscar. Ma questa ironia, alternata a momenti di pura drammaticità, serve a far riflettere...e a farci capire in che mani si trova l'America in questi ultimi anni. Ebbene sì, la star protagonista di questo film è proprio George W. Bush che meriterebbe l'Oscar anche nella vita reale come idiota patentato e buffone (un po' come Berlusconi). Uhm, bussano alla porta...ora tentano di sfondarla...sarà mica l'FBI? Cosa dicevo? Ah sì, Bush, il miglior presidente che l'America abbia mai avuto...W Bush...ecc. ecc.

Ahem, ritornando a parlare del documentario, esso parte dai presunti brogli elettorali che hanno portato all'elezione di Bush, passando poi per la tragedia dell'undici settembre (mentre il titolo dell'originale Fahrenheit 451 fa riferimento alla temperatura alla quale brucia la carta, qui...beh, si riferisce al giorno in cui bruciarono le torri...bene, con questa battuta mi sono assicurato il posto all'inferno) e ad elencare i rapporti della famiglia Bush con quella Bin Laden, fino ad arrivare alla guerra in Iraq. Degna di nota la scelta di non mostrare le immagini dell'attacco alle torri, ma di far udire soltanto il rombo degli aerei su uno sfondo nero.

E così, tra immagini di forte impatto visivo e drammaticità (i feriti della guerra, le urla strazianti della gente che ha perso tutto a causa della guerra) e parodie spassosissime (MOROCCO!!! ROMANIA!!! Chi ha visto sa...:P) il documentario volge al termine citando alcune parole dello stesso Bush che rivelano chiaramente il messaggio di Moore in vista delle prossime elezioni. Parole che non vi anticipo e che vengono accolte da un applauso alla fine della proiezione, durante i titoli di coda.

Un'opera dunque che merita di essere vista e che si rivela cinema di alto livello. 9/10.


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